Rita Di Rienzo
LA MAMMA, LA DONNA, LA PRESIDENTE.
Domine, non sum digna. ( Vangelo, Matteo 8,8).
Benvenuti
QUESTA E' LA STORIA DELLA CO-FONDATRICE DE LA CASA DI JOY ODV
Sono Rita Di Rienzo fu Venanzio.
Sono nata a Formia e cresciuta a Mondragone, in provincia di Caserta: un piccolo paese sul mare. L’odore del mare è qualcosa che porterò
sempre con me, che mi manca e che cerco ogni volta che il cuore fa male.
Porto con me gli insegnamenti della mia famiglia, in particolare da mia nonna materna, ho imparato valori che ancora oggi guidano la mia
vita: la compassione, la generosità, la dolcezza, l’ascolto.
Il mio papà si chiamava Venanzio e la mia mamma Lucia, grandi lavoratori, non tanto espansivi come tipico di quella generazione.
Mia mamma vive ancora a Mondragone mentre papà ci ha lasciati troppo presto.
Il Mio papà ci ha lasciati cinque mesi dopo la morte di mio figlio.
Per me è stato di grande ispirazione: un uomo che ha costruito con la mia mamma, la sua vita e quella della nostra famiglia, dandoci
benessere con semplicità. Ha amato mio figlio più di tutti, perché era malato, perché si adoravano a vicenda.
Ho due sorelle lontane. In momenti difficili non avere le sorelle vicine, significa essere da sola e da sola bisogna rialzarsi.
Dopo aver studiato ragioneria e aver lavorato per un breve periodo, a 23 anni ho lasciato la mia terra
per trasferirmi a Udine, seguendo l’amore. Andrea e io ci eravamo conosciuti da giovanissimi a
Mondragone. Il nostro percorso insieme è stato una montagna russa, fatto di obiettivi, difficoltà e
ripartenze. A Udine abbiamo costruito una casa, una famiglia e un progetto di vita, condividendo
responsabilità e scelte. Abbiamo condiviso il percorso della malattia e il lutto contando sempre
l’una sull’altro.
Arrivare in Friuli è stato un cambiamento importante.
All’inizio mi sono trovata in una realtà diversa da quella a cui ero abituata: più riservata e meno
espansiva rispetto alla gente del Sud. Col tempo, però, Udine è diventata la mia città. Ne apprezzo
l’ordine, il carattere non caotico e le opportunità che offre a chi lavora con impegno.
Sono mamma di due figli, Gianmarco e Antonio Gabriele.
La vita della mia famiglia si divide in un prima e in un dopo la malattia e la perdita di Antonio. Il dolore ha segnato profondamente tutti noi.
Io sono assolutamente un’altra persona e guardandomi indietro, mi fa sorridere quella giovine che era felice e non lo sapeva, che voleva chissà
che cosa e non sapeva di avere già tutto…fino a quando tutto è andato perduto.
Per anni ho svolto un lavoro che occupava gran parte dei pomeriggi e anche i fine settimana, lasciandomi poco tempo da vivere con i miei figli.
Dopo la morte di Antonio, tornare in quel luogo è stato difficile: ci sono voluti anni.
Guardando indietro, penso che avrei voluto trovare prima il coraggio di cambiare strada.
Con il tempo ho trovato la forza di ripartire e di intraprendere un nuovo percorso lavorativo. Mi sono laureata.
Soprattutto, ho dato forma a un progetto nato dal desiderio di Antonio e che oggi porta il nome de Casa di Joy ODV, a Udine, di cui
sono presidente dal 2016. La nostra missione è prenderci cura dei bambini malati oncologici e sostenere le loro famiglie, compresi
fratelli e sorelle. È stata la svolta della mia vita.
È germogliato il seme che mia nonna aveva piantato in me fin da piccola e ho trovato la mia strada.
È una strada fatta di tanto dolore, ma anche di vittorie, feste meravigliose ed eventi memorabili: momenti che hanno riunito sotto
il tetto di Casa di Joy tante persone.
Ma, naturalmente, al centro di tutto ci sono sempre i bambini malati oncologici.
Sono amministratrice dell’ODV: un ruolo difficile e di grande responsabilità, che porto avanti con dedizione, cura e senso di giustizia.
Guida il gruppo delle volontarie, persone preziose che sostengono una causa tanto impegnativa quanto importante.
Quando arrivai a Udine, incontrai Maria Rosaria, un’amica diventata una sorella per scelta. Con lei ho condiviso tante giornate
belle e spensierate, le feste comandate, le ho lasciato Gianmarco quando è nato Antonio, sempre al mio fianco!
il sostegno e l’ispirazione della maternità. Le sarò sempre grata, mi è vicina da vicino e da lontano. Quando la rivedo, mi sembra
che non sia passato un giorno dall’ultima volta, anche se magari sono trascorsi mesi. La nostra è un’amicizia solida, che dura da
6 lustri e resiste nonostante il ritmo accelerato della mia vita. In una parola: generosità.
Nel 2006 ho incontrato Katiuscia, una santa donna che mi ha aiutata negli anni difficili della malattia. Si è presa cura di me
e di Gianmarco. Ho potuto contare su di lei perché, purtroppo, a Udine non avevamo parenti. Lei è l’amica delicata, in una
parola pazienza.
Sarò sempre grata anche a Francesca, alla quale ho affidato Gianmarco quando siamo andati a Genova per la sperimentazione
con Antonio. Lo ha accolto in casa e si è presa cura di lui. In una parola solidità.
Un’altra donna importante nella mia vita è Lucia: un’esplosione di idee, «l’altra me». È una donna che, come me, mette da
parte se stessa per fare spazio ai bisogni degli altri. In una parola ineguagliabile.
Maria Rosaria
Rita
Katiuscia
Francesca
Lucia
Dal 2025 il progetto si è ampliato con una seconda sede: la palestra riabilitativa Fisio Medical Center di Pradamano. Un’altra ristrutturazione,
un’altra impresa. Un’asta adrenalinica che ancora oggi mi fa tremare le ginocchia. Ho potuto farlo grazie a tantissime persone che
hanno creduto in me, in NOI, e che ci hanno sostenuti con i fondi necessari a creare un gioiello unico nel suo genere: un progetto pionieristico
per offrire ai bambini malati oncologici la fisioterapia durante e dopo la malattia.
I traguardi raggiunti non sono soltanto professionali o personali. Ciò che conta di più per me è poter essere utile alla comunità e offrire
un aiuto concreto alle famiglie che affrontano la malattia oncologica di un figlio, solo chi ha provato conosce il panico, il dolore,
la rassegnazione, l’impotenza.
Al mio fianco c’è mio marito Andrea, vicepresidente dell’ODV.
Nel 2019 abbiamo ricevuto il Premio Bontà dall’Associazione Cavalieri d’Italia, presso la Provincia di Udine.
Lui non è il secondo è il Co-fondatore è colui che ha affrontato tutto alla pari.
Nel 2025 sono stata riconosciuta come «Donna coraggiosa» durante una cerimonia nella Sala della Regina, a Montecitorio.
Nel 2026, sempre a Montecitorio, ho passato il testimone a un’altra donna coraggiosa.
Sono riconoscimenti importanti, ma il valore più profondo del mio impegno è nelle persone che ho incontrato, nei bambini che
non ci sono più e che continuano a vivere nel cuore di chi li ha amati e soprattutto nel mio cuore.
Sono una donna dal carattere spigoloso, ma profondamente amorevole e accogliente. Sono creativa, vulcanica e testarda: una parola data,
per me, è un impegno che non si cancella.
La caparbietà mi ha spinta ad affrontare sfide difficili e a superarle.
Una volta ho promesso di rendere più belle le ringhiere della scuola di Antonio e Gianmarco, ridipingendole. Dopo tanta burocrazia,
con il sostegno dei vertici della scuola e insieme a un pugno di genitori volontari, ci siamo riusciti.
Nella vita ho imparato che volere è potere. Le vicissitudini mi hanno resa poco incline a dedicarmi
al superfluo: cerco di dare spazio a ciò che conta davvero.
Nella mia famiglia, al mio fianco ci sono Andrea, pilastro, compagno e sostegno della mia vita,
e mio figlio Gianmarco, l’amore della mia vita.
Studia e a lui dedicherò ogni sforzo, perché possa avere una vita lunga e felice. In lui sento presente
anche lo spirito di suo fratello.
La Casa di Joy è parte della nostra storia familiare: un modo concreto per custodire il desiderio di
Antonio Gabriele e continuare a trasformarlo in vicinanza e sostegno per altre famiglie.
Vorrei essere ricordata non come pasticcera, cuoca o amministratrice, ma per aver fatto del mio meglio per seminare gioia.
Il mio desiderio più grande è riabbracciare mio figlio Antonio Gabriele, sentire il suo odore e perdermi nel suo abbraccio.
Sono una mamma con due ali per volare lontano,
ma una delle due ali, troppo presto si è spezzata!
E allora, non posso fare altro che sognare a come sarebbe stato
il volo con le due ali.
Allo stesso tempo, mi prendo cura dell’unica ala che mi è rimasta.
Ma rimango una mamma mutilata.
Il pensiero va, a quell’ala spezzata e mi manca,
ogni volta che respiro.
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